„Romania sarebbe il paese europeo meno favorevole all’ideologia LGBT”. Intervista di Luca Chiodini (Matchamn News) con Bogdan Stanciu (PRO VITA)

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Foto Andreea Alexandru, Mediafax
Foto Andreea Alexandru, Mediafax
Interviu oferit de Bogdan Stanciu, președintele PRO VITA București, publicației italiene Matchman News

Nel quadro generale della situazione europea sui temi della famiglia, la Romania finora ha dimostrato di non voler capitolare di fronte alle pressioni dei gruppi LGBT. Sul versante della vita, però, vi sono elementi discordanti. Matchman News ha intervistato Bogdan Stanciu, presidente di PRO VITA Bucarest per offrirci una panoramica della Romani sui temi pro-vita.

1.Oggigiorno in Romania quale situazione esiste sui temi pro-vita?

I problemi legati alla bioetica (aborto, fecondazione in vitro, “diritti alla procreazione” in generale) sono poco discussi in Romania e l’aborto continua ad essere considerato un diritto intangibile, a causa delle brutte esperienze vissute prima dell’ ’89. Prima di quell’anno, in Romania, l’unico stato comunista in cui l’aborto era proibito, sono morte alcune migliaia di donne a seguito di aborti illegali. Per questo si tratta di un tema molto delicato. In seguito, le famiglie rumene hanno “festeggiato” l’avvento della libertà post-comunista con un numero ingente di aborti. Nonostante che attualmente il loro tasso sia diminuito considerevolmente, resta comunque che dal 1956 e fino ad oggi sono stati registrati – e qui rilevano soltanto degli ospedali statali – più di 22.000.000 di aborti (una cifra superiore all’attuale popolazione del paese). Il rapporto tra aborti e nascite è pari al 48%, il più alto tasso dell’Unione Europea e doppio rispetto agli USA. Tuttavia il tasso reale è molto più alto, se consideriamo che le cliniche private non sono comprese in queste statistiche …

Se si vuole, è l’opposto della situazione della Polonia, dove, mentre comunismo e nazismo hanno tentato di sterminare la nazione attraverso l’aborto libero, la democrazia post-comunista ha invece consentito il sorgere di una forte cultura della vita.

Come se ciò non bastasse, in Romania non esiste ancora una legge sulla fecondazione assistita, si pratica la maternità surrogata e pochi comprendono perché questo non sia un bene. La Chiesa, purtroppo, ne parla poco e di rado. Abbiamo molto lavoro da fare.

2.Lo scorso marzo, si è avuta la marcia per la vita. Dopo questi mesi, quali effetti possiamo constatare?

Ogni anno il numero si partecipanti alla Marcia per la Vita aumenta sorprendentemente. Nel 2007 è stata organizzata in un’unica città con solo alcune decine di persone. Quest’anno, invece, la manifestazione ha avuto luogo in più di sessanta città, con migliaia di partecipanti! È quasi un miracolo per un paese dove la cultura della partecipazione civica è molto scarsa. Un sicuro segno del risveglio e della consapevolezza che sono mancati finora nella nostra società. Effetti concreti? Riparliamone fra un anno!

3. In maggio il Primo Ministro si è rifiutato di supportare una proposta di legge sulle unioni civili. Sembra un importante segno che una corrente pro famiglia stia montando nell’Europa centro orientale. In Italia, le tematiche sulla vita e sulle teorie di genere sono considerate connesse tra loro. Evidentemente c’è un legame teorico e culturale. Cosa ne pensa? Qual’è la situazione in Romania?

Ha ragione nel collegare le due questioni, l’una non può essere disconnessa dall’altra. In Romania però, dove il dibattito pubblico è molto povero, i politici tendono ad evitare ostinatamente questi temi, e di conseguenza nell’immaginario dell’opinione pubblica queste questioni restano disgiunte. Per esempio, un tema importante in Italia, la teoria del gender, è pressoché sconosciuto in Romania. Se una società non riconosce un fenomeno e il suo impatto sulla vita delle famiglie, come potrebbe essa legarlo al problema dell’aborto, che come sappiamo è un risultato diretto della vita sessuale e delle famiglie disordinate?

Tuttavia, esiste un lato positivo indiscutibile di questa inerzia e dell’ingenuità. Secondo i sondaggi, la Romania sarebbe il paese europeo meno favorevole all’ideologia LGBT, e il supporto popolare per la ridefinizione del matrimonio e della famiglia è talmente basso che nessun governo ha mai osato avanzare simili proposte. Certamente mettendo insieme tutto questo con la situazione disastrosa degli aborti, descritta prima, si compone un quadro bizzarro e contraddittorio per un osservatore occidentale.

4.Questo potrebbe significare che il Governo abbai vedute simili alle vostre quanto alle tematiche pro-vita?

No, purtroppo. Come dicevamo, il problema degli aborti è molto, molto delicato. Esso è accessibile, a buon prezzo, e i nostri tentativi nell’avanzare cambiamenti a livello legislativo si sono rivelati vani. Evidentemente non desistiamo e riproporremo nuovi tentativi.

5.Quali sono le attuali priorità dell’agenda pro-vita?

In questo momento riteniamo che sia di importanza essenziale proporre un’alternativa all’aborto ed è proprio per questo che incoraggiamo gli sviluppi e gli allargamenti dei centri per il supporto delle donne in crisi di gravidanza a livello nazionale. Per quanto riguarda la qualità dei servizi abbiamo molto lavoro da fare. Sono pochi i centri che dispongono di un ecografo, e pochi quelli che dispongono di posti letto per le donno cacciate da casa perché in gravidanza. Ma, certamente, senza una forte rete di persone e risorse non potremo vincere la battaglia in aiuto delle donne che vengono costrette ad abortire.

6. Cosa si aspetta per il futuro del paese?

Oggi, nel 2015 Mi è facile dare una risposta, purtroppo tragica: la Romania si trova in una condizione demografica che dire disperata. Il tasso di natalità, come maggior parte dei paesi europei, è molto al di sotto della soglia della sostituzione. Inoltre, a causa dell’emigrazione presenta uno dei più alti tassi di diminuzione della popolazione del paese. Allo stesso tempo è affetta da invecchiamento cosa che pone i sistemi sociali ed assicurativi sotto pressione. Infine c’è la situazione della famiglia in quanto istituzione che si sta degradando, nonostante in generale sia in una condizione migliore rispetto a quella della maggior parte dei paesi occidentali (un numero alto di matrimoni e relativamente pochi divorzi). Ci aspettiamo un collasso demografico e sociale gigantesco nei prossimi di 20-30 anni.

Per evitare tutto questo, l’unica cosa possibile occorre che da una parte i rappresentati politici, tornino ad un atteggiamento più realistico (non esistono progresso e crescita economica senza gente giovane). Dall’altra parte, occorre compiere cambiamenti radicali sul modo in cui intendiamo la vita, il nostro destino collettivo, il nostro futuro.

Luca Chiodini

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