«È necessario che i #cristiani escano dalla spirale del silenzio». Intervista a Cornel Barbut, vice-presidente dell’associazione Famiglie Cattoliche Rumene

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di Giuseppe Brienza, La Croce, Mercoledì 26 ottobre 2016

cornel_2Il 1° novembre andrà in onda su Radio Maria, come ogni primo martedì del mese, la trasmissione “Contro i falsi miti del Progresso” (ore 21-22.25). Ospiti della puntata, dedicata al tema “Famiglia o famiglie?”, saranno il presidente nazionale del Popolo della Famiglia e direttore di questo giornale Mario Adinolfi e il [vice-]presidente dell’Associazione delle Famiglie cattoliche rumene Cornel Barbut (foto). In un Paese come la Romania, dove ci sono ben 18 religioni compreso l’Islam, grazie all’Associazione presieduta da Barbut e da diverse altre realtà appartenenti a differenti chiese e confessioni cristiane impegnate nel campo della famiglia e della difesa dell’infanzia, tutte federate nella “Coaliția pentru Familie” (“Coalizione per la famiglia”), si è recentemente arrivati a raccogliere oltre 3 milioni di firme, corrispondenti a circa il 15% della popolazione, in favore di una proposta volta a definire il matrimonio come una «unione esclusiva fra uomo e donna».

Abbiamo rivolto in esclusiva per “La Croce quotidiano” una serie di domande a Cornel Barbut.

– Innanzitutto ci può sintetizzare le principali misure di politica della famiglia in atto oggi nel suo Paese, la Romania?

– Il sussidio mensile per la crescita dei bambini nel 2016 in Romania è stata raddoppiata da 42 lei a 84.

– Quali le proposte avanzate al proposito dalla “Coalizione per la Famiglia”?

– Oltre alla proposta di modificare l’art.48 della Costituzione della Romania, sostituendo l’attuale formula che definisce il matrimonio come «un’unione libera tra due coniugi» con quella più precisa di «unione libera tra un uomo e una donna», abbiamo proposto come “Coaliția pentru Familie” una serie organica di 50 misure di politica economico-sociale per sostenere la famiglia in Romania. Tutto per il desiderio di dimostrare che non siamo persone con i paraocchi e che lottiamo non contro un gruppo ristretto di persone, bensì per la famiglia, il matrimonio e per tutti i nostri bambini.

– Nell’agosto scorso il Parlamento di Bucarest ha introdotto delle innovazioni nella legge nazionale in materia di adozione. Sono stati, in particolare, ridotti i tempi per la procedura di adozione di bambini rumeni da parte di coppie che vivono all’estero. Sulla base dell’attuale ordinamento rumeno, è escluso alle Unioni civili omosessuali di poter richiedere in adozione dei figli?

In Romania al momento non esiste nessun tipo di riconoscimento legale delle c.d. unioni civili, come invece è avvenuto in Italia. Di conseguenza, non ci sono ancora margini per consentire in Romania richieste o adozioni per coppie omosessuali.

– Cosa pensa della recente petizione popolare europea “Mamma, Papà & Bimbi” (“Mum, Dad & Kids”), ufficialmente presentata alla Commissione europea il 9 dicembre scorso da sette Paesi UE per ottenere un regolamento comunitario che definisca una volta per tutte il significato del matrimonio come l’unione esclusiva tra un uomo e una donna?

Penso che sia una iniziativa positiva, sebbene potrebbe essere migliorata nelle modalità e nei contenuti.

– La cultura e l’identità europea stanno cambiando anche perché un bombardamento mediatico e politico sta sfigurando l’atteggiamento che, da sempre, i popoli del Vecchio continente hanno avuto verso la famiglia, la vita, i bambini. In questo processo quanta responsabilità hanno le maggiori organizzazioni internazionali?

– Non mi è chiaro a quali organizzazioni ci si possa esattamente riferire nel senso da voi inteso. Penso tuttavia che abbiamo bisogno di organizzazioni internazionali che proteggano davvero la famiglia. Per questo motivo è stata creata la “Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche” (“Federation of Catholic Families Associations of Europe”, FAFCE) che ha sede a Bruxelles e che ha uno statuto di ONG consultiva presso il parlamento Europeo attraverso la “Conferenza delle Organizzazioni Internazionali non Governative” (OING).

– Una domanda relativa all’attualità politica rumena: qual è la maggiore minaccia che vede dietro l’angolo per la tutela dei diritti fondamentali e la salvaguardia della dignità umana, dal concepimento fino alla morte naturale?

– La peggiore minaccia è la soppressione del diritto fondamentale alla vita da parte del bambino a partire dal concepimento. In Romania, infatti, sono stati uccisi tramite l’aborto oltre 18 milioni di bambini negli ultimi 30 anni, tanto quanto è all’incirca l’attuale popolazione romena.

– Ci sono nel suo Paese tentativi, da parte delle lobbies LGBT e di ambienti legati all’ideologia gender, di entrare con pubblicazioni o corsi nelle scuole o nel mondo dell’infanzia?

La più forte pressione è quella intrapresa e sostenuta da gruppi LGBT per introdurre come obbligatoria nelle scuole l’educazione sessuale, iniziata fin dal 2003 ma che si è notevolmente accentuata negli ultimi 3 anni.

– Secondo alcuni il binomio “Unione europea/ diritti umani”, in particolare sui “principi non negoziabili” (vita, famiglia, educazione), andrebbe completamente smontato, Lei cosa ne pensa?

– I gruppi LGBT hanno vinto esattamente qui la battaglia degli ultimi 10 anni: il territorio dei diritti e legislativo. Hanno introdotto nuovi diritti e pervertito il linguaggio. È necessario che i cristiani escano dalla «spirale del silenzio», come la definisce l’europarlamentare slovacca Anna Zaborska, per riconquistare l’importanza di partecipare come cristiani alla vita politica in Europa e nella società contemporanea.

– Cosa dire delle conseguenze, psicologiche, politiche, culturali e sociali, del passaggio, come denunciò Giovanni Paolo II, dell’aborto «da delitto a diritto»? In Romania si è riusciti in tale operazione?

– È il più grande genocidio dell’Europa. Così ho già risposto alla domanda. L’aborto è in Romania il più grande crimine contro l’umanità. L’inverno demografico si avvicina a grandi passi e, il mio Paese, stando alle stime dell’Istituto Nazionale di Statistica, avrà solamente 15 milioni di abitanti, 6 milioni dei quali saranno Rom. Vale a dire all’incirca il 50% della popolazione attuale. È triste che i politici parlino frequentemente di questo argomento ma non comprendano realmente la situazione, continuando a tralasciare misure radicali per la difesa della famiglia e per l’incremento della natalità. Su un piano apparentemente diverso, la Romania sta lottando invece con grande forza e determinazione contro la corruzione, che però non è altro che un’immagine riflessa dell’atteggiamento del popolo nei confronti della vita e del futuro dell’uomo.

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Cornel Barbut, 46 anni, sposato con un figlio, vive a Bucarest con la moglie, che è di religione ortodossa (lui è cattolico). Laureato nel 1993 in Elettronica e Telecomunicazioni presso la facoltà di Iasi (Romania), si è successivamente specializzato in ottica e optometria lavorando presso varie aziende internazionali nell’ambito delle fibre ottiche (Romania, Nigeria, Thailandia etc.). Da sempre attivo nel volontariato, dal 2010 è presidente dell’Associazione delle Famiglie cattoliche “Vladimir Ghika” (www.familiacatolica.ro), fondata nel 2008 per promuovere i valori cristiani nella vita politica e sociale. Dal 2012 è anche tesoriere della FAFCE (Federation of Catholic Families Associations of Europe), con sede a Bruxelles e presidente dell’Associazione Internazionale delle Famiglie (International Family Association) “Art for Help” (www.artforhelp.org). Nel 2015 ha tenuto per Radio Maria Romania una trasmissione mensile sulla famiglia dal titolo: “Famiglia verso dove”.

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